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Et il dettovi mi sono trovato a vedere, Iddio ci aiuti (L'archivio a casa 1)


Il 13 di agosto 1547 Giovanni de’ Medici scriveva da Firenze a Ludovico Strozzi che era a Fermo, nelle Marche, per affari. L’attacco della lettera è consueto. Giovanni si scusa di aver tardato a scrivergli perché, dato il gran caldo che era stato in città, si era trattenuto più del solito “in villa”. Per di più, non era neppure riuscito a raggiungere il suocero di Ludovico, Vincenzo Alamanni, per consegnargli le lettere che egli stesso gli aveva raccomandato.

Ma proseguendo nella lettura ci si accorge che Giovanni stava scrivendo letteralmente con i piedi nell’acqua perché, proprio dal giorno prima, l’Arno stava traboccando in città. In via Ghibellina è rimasto il segnacolo della catastrofe. E ne abbiamo qui un racconto in diretta che si fa mano a mano più accorato:

Io non so che dirmivi di nuovo se non dell’abundantia d’acqua che abbiamo havuta da hieri sino a questa mattina. Donde questo giorno a hore 13 in circa l’Arno è tanto ingrossato che quasi per tutto ha traboccato dalle sponde et inoltre ha rotto un pezzo di muro da’ Castellani per dove ha messo per Firenze tant’acqua che dalla piazza del Duca in fuora et il quartier di San Giovanni tutto. Il resto, anzi grandissima parte ha allagato e di maniera che in molti luoghi non si poteva andare a cavallo per l’altezza dell’acqua.

Hora inmaginatevi che in Firenze habbia fatto danno non piccolo a’ Vini, oltre al gran danno che di fuora si giudica, per essersi visto di continuo menare di tutte sorte masseritie di casa che a galla posson stare, senza [contare] la quantità delle bestie morte et vive d’ogni sorta, cosa certo assai maravigliosa e stupenda a ciascuno che l’ha vista, perché di gran lunga ha trapassato il segno della piena [che] venne pochi anni sono,

e de’ cavalli che vivi ha menati, ne sono entrati in Firenze dalle sponde senza alcuna dificultà perché di quelle non si conosceva segno e, benché di qua dalle sponde fussero pervenuti, non potevasi campar’ senza l’aiuto delle persone,

hora io non sarò più a lungo in altro dirvene perché di tutto il furore dell’acqua non ho notitia et il dettovi mi sono trovato a vedere, Iddio ci aiuti, né altro. A voi mi raccomando, così a tutti gl’amici, restando a piacer’ vostri, Cristo vi guardi

Di Firenze il di 13 d’agosto 1547

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Et il dettovi mi sono trovato a vedere, Iddio ci aiuti (L'archivio a casa 1)